Carissimi allievi, docenti, dirigenti, operatori scolastici, famiglie,

il primo giorno di scuola ha la magia di richiamare al ricordo tutta una serie di gesti, di abitudini e persino di riportare alla memoria olfattiva quel profumo di carta e di matite, di merenda e di libri, che ha accompagnato ciascuno di noi. È il risveglio delle attività dell’autunno, dopo gli svaghi dell’estate.

È una sorta di capodanno nella vita dello studente e dell’insegnante; è un intreccio di impressioni e di idee che da piccoli ci trasciniamo gelosamente nel cuore per tutta la vita, sia che siamo noi a viverlo sia che tocchi a qualcuno dei nostri cari, figli o nipoti.

Ma l’inizio dell’anno è anche l’occasione della formulazione dei buoni propositi, il momento in cui si affidano promesse all’anno che verrà, confidando di vederle realizzate nel corso di esso.

Viviamo ancora in una bolla, resa più spessa dagli effetti della pandemia, non del tutto sopita, i cui strascichi sono oggi palpabili, e dell’aumentato delirio narcisistico indotto dai social network.

Una bolla…che è difficile far esplodere.

Giovani, ragazzini, bambini, sempre più al centro di cronache nere: violenze, bullismo, baby gang, droga, alcool, prostituzione minorile, abbandono scolastico, delinquenza.

Fanno molto meno rumore quei giovani, ragazzini e bambini che sono protagonisti di positività. Eppure sono tanti, e danno speranza.

In questi momenti complessi, si pensano approcci efficaci: l’attuale governo ha scelto la via della repressione, forse anche perché messo alle strette dalle continue emergenze mediatiche che danno risalto alle negatività. Dimenticando tristemente quanto possano incidere la prevenzione e l’educazione nel processo educativo; la cultura; la socialità. Carte che, a mio avviso, restano vincenti.

Ed ecco che proprio la scuola, con un opportuno potenziamento nelle competenze e nell’ambito di intervento, può piazzare il contributo più importante nel contrastare bullismo e microcriminalità, senza che questi fenomeni si inneschino in sequenza. Può essere vera palestra di vita. Può aiutare a sottrarre al degrado e all’ozio. Scuola che è preziosa. Scuola a cui dico “grazie” per essere diventata ingiustamente il parafulmine dei fallimenti familiari e sociali. Per esserci stata quando il mondo ha chiuso i battenti. Lockdown. Non per lei; non per la nostra scuola.

Da cui abbiamo sempre preteso; preteso tutto, in ogni momento. Senza mai ringraziarla abbastanza. Senza mai sostenerla per come meritava. Eppure anche lei aveva e ha bisogno di aiuto, di risorse, di strutture, di attrezzature, di attenzioni, di carezze.

La scuola deve essere l’ospedale delle nostre coscienze, libera e disposta a curare prevenendo ed insegnando le buone pratiche per buoni cittadini.

Driiiin…! E’ il suono che tra qualche ora attraverserà i nostri giorni. Mi auguro di sentire anche quest’anno un’emozione corrermi lungo la schiena quando ascolterò la voce cristallina e stridula della campanella scolastica: quel rumore sarà la prova che possiamo ancora farcela e che non tutto è perduto.

Possiamo ancora scalare questa montagna chiamata quotidianità, oggi come ieri. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti, studenti e docenti: il futuro ha bisogno di voi. Già adesso.

Buon nuovo anno scolastico, da percorrere insieme.

La Sindaca

Avv. Giovanna Bruno

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